D.mare | numero 40 | novembre 2018

D.mare | numero 40 | novembre 2018 - D.MARE.ONLINE

Accendiamo novembre con castagne e novello
Castagne e vino novello, sapori che evocano novembre. Fa parte dell’immaginario collettivo l’idea del caminetto acceso per i primi freddi, e chiacchiere di amici con le caldarroste e un bicchiere di rosso. Uno splendido italiano o un nettare francese? La moda del Beaujolais nouveau, alimentata da imponenti campagne di marketing, ha da tempo oltrepassato i confini francesi. A partire dalla mezzanotte del terzo giovedì di novembre di ogni anno, il novello Beaujolais viene spedito in tutto il mondo, per accontentare tutti coloro che vogliono togliersi il capriccio di bere questa specialità d’oltralpe. Ma novembre, archiviate zucche e dolcetti di Halloween, è anche il mese che porta con se’ il ricordo dei nostri cari che non ci sono più. Un fiore e una visita per sentirli più vicini. L’estate prolungata ci ha fatto procrastinare il cambio di stagione, ma ormai è il caso di mettere via canottiere e sandali. Le vetrine propongono la moda per i mesi freddi, e lo shopping ci sembra urgente, dato che dagli armadi è uscita tanta roba vecchia e un po’ sciupata. • m.r.



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D.mare | numero 39 | ottobre 2018

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Un ottobre alla ricerca dell’equilibrio
Ottobre tempo di vendemmia e di spremitura delle olive. Anche se in realtà, questo clima senza certezze ha dilatato queste operazioni. L’uva si comincia a staccare dalle viti già ad agosto, in alcune zone, e per gli ulivi la musica non cambia. Dalle previsioni la vendemmia dovrebbe rientrare nella norma. Mentre per l’olio la raccolta sarà scarsa, per colpa delle gelate di marzo e aprile, le bombe d’acqua e la terribile Xylella fastidiosa. Ma questo decimo mese dell’anno è la festa dell’equilibrio ed è il momento dei bilanci: possiamo passare in rassegna i frutti del nostro lavoro. È il periodo dell’aratura, attività da sempre accompagnata da numerosi riti locali per ringraziare del raccolto, propiziarsi gli dei e pregarli affinché donassero un inverno mite. E anche la vendemmia, di cui dicevamo, veniva accompagnata da rituali grazie alla sua profonda valenza simbolica – la trasformazione dell’uva era vista come simbolo della trasformazione spirituale degli uomini che, come il vino viene chiuso nel buio delle botti e delle cantine, venivano iniziati ai riti misterici nel buio di santuari e templi sotterranei. I celti chiamavano Mabon la festa iniziatica, finalizzata alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza.
È tempo di iniziare ad interiorizzarci, a viaggiare entro
                                                                               noi stessi accompagnati dal buio che avanza
                                                                               e che concilia alla riflessione.  • m.r.

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D.mare | numero 38 | settembre 2018

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Arriva settembre, il ritorno alla normalità
Torna settembre e segna la fine dell’estate, delle vacanze. Si torna a scuola, riaprono, se già non l’hanno fatto, fabbriche e uffici. Si svuotano le spiagge e il mare, sempre più solo, fa da quinta allo spleen che accompagna tutto quello che finisce. Un po’ di malinconia per le notti al chiaro di luna e la tintarella, che cederanno il passo a quelle tra divano e tv, tavoli di Burraco e pizzetta con gli amici. Ma anche energia nuova per quello che verrà. Dopo l’afa, e la vita sospesa, vacante, appunto, ci si resetta, perché la nuova stagione porti anche aria nuova. È l’ora dei buoni propositi: la dieta, la palestra, il risparmio, maggiore impegno nello studio e nel lavoro. Le vetrine propongono le novità per l’autunno-inverno e bisogna pensare al corredo scolastico, libri compresi. Una bella salassata. Ma se la stagione ci accompagnerà con lentezza alle brume autunnali, ci sarà anche lo spazio per gli ultimi bagni, per goderci le nostre baie non più asfissiate dai bagnanti chiassosi, il sole senza canicola e più soft. Molto spesso settembre è il mese più bello dell’estate che se ne va. • m.r.


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D.mare | numero 37 | agosto 2018

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Ferie di agosto? La vacanza è propro qui
Il mese delle ferie di Augusto, Ferragosto, delle stelle cadenti e dei desideri. Delle vacanze di massa, chi può le evita, dell’estate piena, che però già suggerisce un’altra stagione, con le piogge e le giornate più corte. La città è vuota, non perché come Mina cantava nel ’63, lui non è tornato, ma perché chiudono uffici, fabbriche e negozi, e si crea per le strade quella strana atmosfera di vita sospesa che aiuta a pensare, senza rumori umani e meccanici. Tra un tuffo al Passetto, la spiaggia ritrovata degli anconetani, gli aperitivi serali in centro e al faro del Cardeto, i tramonti a Marina Dorica, con la quinta popolata dalle barche a vela, o a Ticiporto, dove sfilano le luci delle navi che fanno pensare al Rex di Amarcord. E poi alla Mole con musica e cinema, all’arena del Piano con film e gelato. Non c’è bisogno di andare lontano per sentirsi in vacanza. Se si ha voglia di verde, in un lampo si è sul Conero, con l’odore di resina e le cicale, qualche chilometro in più ed ecco Numana e Sirolo. Senza dimenticare Portonovo che se non fosse assediata dalle lamiere, sarebbe un paradiso. Insomma, per pigri e anime semplici, la vacanza è qui, senza aerei, navi e valigie. Città e dintorni per un agosto fuori dagli schemi. • m.r.

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D.mare | numero 36 | luglio 2018

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Esplode l'estate, tempo di mietitura e frutta matura
Terza estate per D.mare, tre anni in cui abbiamo voluto raccontare il meglio che c’è in questa nostra regione. Le curiosità, le novità, le mode e i personaggi capaci di incidere nella realtà marchigiana. Arte, cultura, spettacolo e divertimento. Le bellezze del mare e quelle della montagna ferita. Facendo parlare i sindaci del terremoto, che si battono per riuscire a recuperare un po’ di normalità nei loro territori, e gli operatori che nel commercio e nella ristorazione rilanciano per battere la crisi. Ed eccoci arrivati a luglio, il mese in cui l’estate si manifesta in maniera prorompente. In latino “aestas” viene dal verbo “aestare”che significa “avvampare”. È il tempo in cui tutti i frutti della terra maturano, compreso il grano che viene mietuto all’inizio della stagione. Questo genere di lavoro agricolo, è ricco di sacralità e conseguenti riti, di cui si ha traccia in tutte le popolazioni antiche. Alla base di questo aspetto religioso c’è la credenza che nel raccolto si manifestasse una forza sacra che era chiamata “il Vecchio” dagli Arabi, mentre dalle popolazioni germaniche e inglesi era definita “Regina del Grano” o “Madre della Spiga”. Si pensava che col procedere della mietitura, lo “spirito del grano” indietreggiasse fino all’ultimo covone. Nelle ultime spighe si incarnava la sua forza attiva, 
                                                                               e perciò era tradizione mescolare una parte di queste alle
                                                                               sementi autunnali, in modo tale da permettere un buon 
                                                                               raccolto per il futuro. E guardando le spighe piegarsi
                                                                               al vento è facile suggestionarsi all’idea di uno spirito
                                                                               che le animi. • m.r.

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